Presso l’Università di Davis attivato un centro di ricerca sulle fonti proteiche alternative di origine vegetale ed animale

L’università della California, una delle più conosciute negli Stati Uniti nell’ambito degli studi agrari e importante centro di ricerca, sta attivando un apposito dipartimento per lo studio della carne coltivata, che rappresenta un ambito attuale, scientificamente interessante, ma ben poco agricolo.
La produzione di carne coltivata in laboratorio si pone di fatto in competizione con l’allevamento di animali da carne, che si teme potrebbe poi risentirne negativamente

Sembrerebbe quindi un controsenso che all’interno di centri d’insegnamento e ricerca agrari, anziché studiare innovazioni utili agli agricoltori/allevatori, si sviluppino alternative alle loro produzioni. La programmazione della ricerca del settore agricolo è di solito indirizzata al potenziamento delle opportunità di guadagno e alla riduzione dell’impatto ambientale delle produzioni agro-zootecniche.

Una delle argomentazioni utilizzate a sostegno della produzione di carne coltivata in laboratorio è che l’obiettivo finale sarebbe di ridurre il cambiamento climatico e sfamare le popolazioni di tutto il mondo; quest’ultimo discorso è stato a suo tempo utilizzato anche per tentare di aprire la strada alle coltivazione geneticamente modificate.

Il mondo è però suddiviso in tante nazioni sul cui benessere interferiscono le rispettive politiche economiche; mentre le innovazioni trovano la loro remunerazione attraverso brevetti, che sono di proprietà di soggetti privati, interessati a sfruttarli economicamente, per produrre profitti.
Pertanto la ricerca sulla carne coltivata sembra più realisticamente indirizzata a rendere l’industria agroalimentare indipendente dalla sua componente agricola, per aumentare ulteriormente i margini di profitto (a danno di agricoltori ed allevatori).

Sul lato climatico studi più recenti hanno in parte anche ridimensionato le responsabilità del settore dell’allevamento, quanto a entità di emissioni di gas ad effetto serra. La ricerca scientifica è complessivamente impegnata a ridurre l’impatto sull’ambiente delle attività di allevamento.

Neanche è utile un approccio critico simile a quello verso l’intelligenza artificiale, poiché la conoscenza delle reali potenzialità della carne coltivata è utile anche agli allevatori per effettuare scelte ed investimenti più ponderati al realistico ritorno economico, in una situazione in cui la produzione convenzionale competa con la carne coltivata in laboratorio.

Tutto ciò non preclude un interesse scientifico verso la ricerca sulla carne coltivata, alla quale viene segnalato dall’Università di Davis – California sarà dedicato uno specifico istituto denominato ‘iCAMP’. Il centro di Davis studierà lo sviluppo di proteine alternative e la loro commercializzazione su larga scala, ma non si tratterà soltanto di coltivare proteine animali per produrre carne (all’interno di grandi fermentatori), ma anche alimenti a base vegetale, fungina e materiali ibridi, che combinino carne convenzionale con proteine alternative.

L’Assemblea legislativa della California ha stanziato 5 milioni di dollari per la ricerca sulle proteine ​​alternative nel 2022 in tre campus dell’Università della California: UC Davis, UC Los Angeles e UC Berkeley.

La maggiore evidenza attuale è che il costo della carne coltivata in laboratorio è superiore a quello della carne prodotta in allevamenti zootecnici e la ricerca scientifica sta appunto studiando come ottenere una riduzione del costo di produzione, ma non è detto che ci riesca, o che ci riesca subito.
Presso l’Istituto Icamp ritengono che per raggiungere la parità di prezzo con la carne convenzionale, quella coltivata dovrebbe essere aumentata a volumi mai tentati nella coltivazione di cellule animali.
Ad esempio sebbene l’FDA abbia approvato la vendita di carne di pollo coltivata, come segnala David Block il suo prezzo non è ancora competitivo: ‘Non siamo al punto in cui il prodotto si avvicini al costo della carne convenzionale. La distribuzione capillare di prodotti a prezzi accessibili richiederà probabilmente dai 10 ai 15 anni’.
Il centro mira a catalizzare lo sviluppo di tecnologie innovative, riducendo i costi di produzione, migliorando la scalabilità e, in definitiva, rendendo le proteine ​​alternative più accessibili ai consumatori di tutto il mondo.

Tra i ricercatori di questo ambito di studio c’è molto entusiasmo. Il direttore del nuovo Centro, David Block ritiene che la domanda mondiale di carne aumenterà dal 50% al 100% nei prossimi 25 anni. Egli in particolare segnala: ‘È improbabile che l'espansione dell'agricoltura animale convenzionale sia in grado di soddisfare la domanda a un prezzo ragionevole", ha affermato Block: ‘Dobbiamo trovare alternative e creare ulteriori fonti alimentari sostenibili’.

Un altro aspetto critico della carne coltivata è legato al fatto che finora poche persone risultano disponibili a mangiarla: principalmente la molla sembra essere la curiosità di provare un cibo diverso ed innovativo.
In tal senso la ricerca dovrà essere in grado di mettere a punto un prodotto in grado incontrare le aspettative dei consumatori interessati a provare la carne coltivata. In questo ambito la pura ricerca scientifica s’incrocia col marketing.

Nelle produzioni naturali si distinguono le qualità organolettiche da quelle di serbevolezza, ossia l’aspetto esteriore dell’alimento, che ha anch’esso una particolare rilevanza.
I ricercatori hanno, ad esempio, evidenziato che proteine ​​vegetali possono avere sapori sgradevoli che debbano essere coperti, o possono produrre sensazioni spiacevoli al palato che possono essere corrette con dei grassi, una cosa che però ai fini di una dieta sana è da evitare.

L’iniziativa dell’università di Davis sarà coordinata con quella di altre università e sarà integrata dal consorzio accademico UC Davis Cultivated Meat Consortium, un gruppo interdisciplinare di scienziati, ingegneri, imprenditori ed educatori, anch’esso diretto da David Block e che ha ricevuto finanziamenti federali per la ricerca sulla carne coltivata.

Fonte/i: University of California, Davis, January 11, 2024

Autore dell'articolo: , 31 gennaio 2024

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