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Sempre più comunemente l’agricoltura è considerata in un’ottica complessiva in cui le coltivazioni agricole sono parte di un complessivo agro-ecosistema con cui interagiscono. Alcune persone hanno portato ancora più avanti questo modo di percepire il contesto agricolo e parlano apertamente di un approccio holistico, cioè complessivo, in cui le singole parti hanno un valore aggiunto maggiore della loro somma, per il crearsi di sinergie.
Accentrando la nostra attenzione sulle piante, coltivate nel contesto agricolo rileviamo che esse interagiscono continuamente con micro-fauna terricola, insetti, acari, aracnidi, vermi di vario tipo, uccelli, ma anche microrganismi.
L’approccio all’attenzione all’ecosistema, particolarmente in senso microbico, si è gradualmente esteso anche al settore dell’allevamento zootecnico e alla cura della salute umana.
L’ecosistema microbico con cui più stabilmente interagiscono gli organismi animali è in gran parte interno al loro stesso organismo, particolarmente a livello intestinale, ma non esclude l’ambiente esterno: anche sulla cute c’è un interazione tra microrganismi utili e dannosi in equilibrio tra loro.
Le complessive interazioni degli organismi col loro ecosistema microbico si possono meglio comprendere attraverso due termini di cui ultimamente si fa un gran uso: microbiota e microbioma. Essi descrivono rispettivamente i microrganismi e il loro complessivo ‘pool genico’, che interferiscono a ridosso (es. microbiota radicale), o all’interno (es. microbiota intestinale) di un determinato organismo, sia quindi esso pianta, animale, o l’uomo.
Altro aspetto rilevante che interagisce sono le interazioni dei singoli genotipi (vegetali, animali e microbici) con fattori ambientali che li modulano: ciò è studiato dall’epigenetica.
Studi condotti negli ultimi anni suggeriscono che il microbiota di organismi animali e dell’uomo possa influire sul funzionamento degli organi (incluso il cervello): è quindi importante mantenerlo in equilibrio. A tal fine sono stati sviluppati nuovi pro-biotici, idonei a riportare la flora batterica alla situazione tipica di un individuo sano. I probiotici sono ceppi di microrganismi vivi che possono aiutarci a mantenere buone condizioni di salute (sono quindi integratori, non farmaci). Alcuni di questi microrganismi utili sono stati prodotti, per selezione e/o modificazione genetica, per svolgere funzioni particolari funzione, come ad esempio essere utilizzati per yogourt, aventi il fine di potenziare la difesa da malattie intestinali in bambini denutriti (link a una pagina del sito internet del Consiglio di ricerca Argentino – CONICET).
Quest’ultimo aspetto può forse aiutare a capire l’importanza di conoscere non solo le popolazioni microbiche (microbiota), ma anche il loro complessivo pool genico (microbioma).
Una recente ricerca compiuta presso l’università della Georgia ha posto in luce il notevole interesse di studiare il microbiota che col tempo si sviluppa nelle lettiere su cui sono allevati i polli, poiché esso influisce sulla salute del pollame e sulla salubrità degli alimenti da essi derivati; un tema nevralgico negli Stati Uniti, dove il settore dell’allevamento avicolo è uno dei principali veicoli di diffusione delle infezioni da Salmonella typhi.
Tale studio è stato ospitato dal Servizio di Ricerca agricola (USDA-ARS) del Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti e condotto nel contesto di una collaborazione in corso tra Dipartimento di scienza del pollame dell'Università della Georgia e Centro nazionale di ricerca sul pollame degli Stati Uniti (USNPRC).
La ricerca ha mostrato che il tipo di lettiera su cui vengono allevati i polli da carne influisce sulla loro salute pre-macellazione, infatti il riutilizzo della lettiera aiuterebbe a rafforzare il sistema immunitario degli uccelli e a prevenire il trasferimento della resistenza agli antibiotici tra specie batteriche. L'autore principale di questa ricerca è stato microbiologo ricercatore presso l'US National Poultry Research Center (USNPRC), un istituto di ricerca che fa parte del la rete di ricerca del Servizio di Ricerca agricola Ministero dell’Agricoltura; egli è inoltre docente aggiunto al College of Agricultural and Environmental Sciences dell'Università della Georgia (USA).
Adelumola Oladeinde ha affermato: ‘In modo simile al latte materno umano che contiene batteri buoni che aiutano a rafforzare il sistema immunitario di un bambino umano, la lettiera è il primo batterio che i pulcini incontrano e rafforza anche il loro sistema immunitario. I polli allevati con lettiera fresca ottengono solo il microbioma della lettiera stessa, che è per lo più solo trucioli di legno’.
Il problema della resistenza agli antibiotici è un tema di punta per quanto riguarda le patologie infettive negli Stati Uniti; basta consultare abitualmente i ‘Food-Alert’ dell’FDA, i quali segnalano le situazioni di pericolo riguardanti la catena alimentare, per rendersi conto di quanto siano frequenti contaminazioni alimentari, ritiri di partite di prodotti e purtroppo anche intossicazioni, causate da derrate alimentari contaminate da ceppi di batteri resistenti agli antibiotici, tra i quali spesso anche la Salmonella typhi.
Oladeinde e i suoi collaboratori iniziarono il loro studio infettando i polli con un ceppo di Salmonella (non resistente agli antibiotici). Alcuni dei polli infettati sono stati poi allevati su lettiera fresca, mentre altri sono stati allevati su lettiera riutilizzata, una miscela di trucioli di legno, feci, acido urico, piume e mangime per polli.
Alla fine dello studio è risultato che i polli allevati su lettiera riutilizzata avevano un tasso di positività alla Salmonella più basso (66%) rispetto ai polli allevati su lettiera fresca (79%).
La cosa che ha sorpreso maggiormente i ricercatori è stata lo scoprire che alcuni dei polli allevati su lettiera fresca sono stati poi infettati anche da un ceppo multi-resistente di Salmonella, un problema che invece non ha interessato i polli allevati su lettiera riutilizzata.
Dopo aver approfondito questa questione i ricercatori hanno infine scoperto che la resistenza agli antibiotici è stata trasferita alla Salmonella, per coniugazione, da parte di batteri Escherichia coli, i quali abitualmente si trovano nel sistema digerente dei polli.
Il trasferimento di geni di resistenza tra batteri (anche di specie differenti) avviene attraverso il meccanismo adattativo della coniugazione, che si attiva quando i batteri tentano di sopravvivere in ambienti avversi. Si tratta di un meccanismo particolarmente infido poiché in tal modo possono diffondersi geni di resistenza ad antibiotici (in genere ad ampio spettro), sviluppatisi per mutazione in batteri (a volte anche non patogeni) e da questi poi ceduti a un altro microrganismo, che come nel caso della Salmonella typhi può appunto essere patogeno. Esso diverrà, in tal modo, in grado di sopravvivere al trattamento antibiotico.
Per questo motivo è sempre consigliabile alternare antibiotici differenti, sperando che uccidano tutti i microrganismi portatori dei geni di resistenza, sopravvissuti durante il precedente trattamento con un diverso antibiotico. E’ inoltre consigliato utilizzare antibiotici ad azione specifica per un dato batterio, in modo che la pressione selettiva agisca solo su di esso e non sull’intero microbioma, in cui altrimenti prevarrebbero i batteri resistenti.
In definitiva la ricerca condotta presso l’università della Georgia mostra che il riutilizzo dei rifiuti delle lettiere migliorerebbe la salute del pollame, oltre a controllare la diffusione di batteri di origine alimentare resistenti agli antibiotici.
Oladeinde ha spiegato che questi risultati hanno implicazioni globali, considerando l'aumento della resistenza agli antibiotici in tutto il mondo. Il riutilizzo della lettiera è anche una misura di risparmio sui costi per l'industria del pollame. Egli ha poi affermato: ‘C'è l'idea che il riutilizzo dei rifiuti per allevare più gruppi di polli possa solo essere dannoso, il che ha ostacolato l'adozione diffusa del riutilizzo dei rifiuti. Questi atteggiamenti contraddittorio nei confronti del riciclo dei rifiuti mostrano che abbiamo bisogno di più ricerche incentrate sui rifiuti di pollame’.
Tuttavia, non è stato nascosta la preoccupazione circa un fattore di rischio legato al riutilizzo della lettiera: può verificarsi accumulo di livelli elevati di ammoniaca nei polli da carne, con un impatto sulla salute.
La pratica del settore sul riutilizzo dei rifiuti negli Stati Uniti, viene segnalato dall’Università della Georgia, prevede che i proprietari di pollai cambino la lettiera dopo almeno un anno, oppure sei cicli produttivi; ma alcuni pollai riutilizzano i rifiuti da più di un decennio senza problemi.
Come è stato poi notato: Tra le altre nazioni in cui vi siano grandi allevamenti di pollame, il riutilizzo della lettiera su più gruppi di polli da carne è comune negli Stati Uniti e in Brasile. Il Canada raccomanda invece di cambiare lettiera in ogni nuovo ciclo di produzione; infine alcuni paesi europei hanno vietato del tutto il riutilizzo della lettiera.
Gli autori di questo studio sono quindi del parere che siano necessarie ulteriori ricerche su questo argomento, ma anche una maggiore collaborazione e condivisione di informazioni tra l'industria di settore e gli scienziati.
Fonte/i: College of Agricultural and Environmental Sciences dell'Università della Georgia (USA), 27 settembre 2022
Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 31 ottobre 2022
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