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In un contesto in cui si comincia a sviluppare il mercato dei crediti di carbonio e mentre le associazioni di categoria agricole si cominciano a interessare alle possibili integrazioni al reddito, che si aprono per i loro associati, sul lato della ricerca permane incertezza, poiché si continuano a susseguire esiti di nuovi studi, apparentemente di senso opposto, come del resto è naturale che sia al variare delle condizioni sperimentali.
La ricerca scientifica apporta quindi continuamente novità, che aiutano a meglio definire la quantità di equivalenti di carbonio, che viene ad accumularsi nei più vari sistemi colturali. Anche le procedure di quantificazione delle variazioni del contenuto di carbonio, lungo il profilo del suolo esplorato dalle radici permangono, a livello di appezzamento, frutto di approssimazioni e quindi passibili di variazione dei relativi criteri di calcolo.
Contemporaneamente anche il mercato dei crediti di carbonio ha condizioni per essere soggetto a una continua variazione del loro valore in dipendenza della domanda e dell’offerta e quindi di moltissimi fattori che su di essa influiscono, tra i quali anche possibili speculazioni, con conseguente volatilità del loro valore.
Tutto ciò inevitabilmente crea incertezza per gli agricoltori, che di solito hanno già poco potere sul mercato delle merci da essi prodotte; figurarsi quanto essi possano influire sul valore di un bene astratto (il credito di carbonio), che potrebbero percepire solo attraverso la misura in cui sia in grado di migliorare la redditività del loro lavoro. Ma anche questo aspetto è aleatorio poiché per poter mantenere tale reddito e necessario apportare modifiche, talvolta significative alle tecniche di coltivazione, se non addirittura ai processi produttivi, come nel caso dell’agricoltura biologica: infatti per ridurre le lavorazioni del suolo è necessario usare erbicidi, o lavorazioni meccaniche con macchine ultra-moderne, cercando contemporaneamente di contenere il numero di passaggi di mezzi meccanici, sul terreno e le collegate emissioni di gas serra.
Il livello superiore d’incertezza è nella scelta se sia più utile, ai fini di un maggiore accumulo di carbonio nel suolo, praticare l’agricoltura, o la forestazione. Per lo più si considera che la forestazione determini un maggiore accumulo di carbonio nel profilo del suolo e in forme più
stabili, anche a causa del fatto che le radici degli alberi raggiungono una maggiore profondità.
Ma anche questi aspetti sono oggetto di periodica riconsiderazione al comparire di nuovo studi e ricerche.
Tra le varie ricerche condotte, una effettuata recentemente presso l’università di Göttingen e presso l’Istituto di Ricerca forestale del Baden-Württemberg (FVA) si è posta l’obiettivo di quantificare l’accumulo di un forte gas-serra, il metano, nei terreno forestali.
Al fine di agevolare la comprensione di tali tematiche complesse è utile subito precisare che il confronto tra l’entità dell’effetto serra prodotto da metano rispetto all’anidride carbonica è per convenzione espresso attraverso un “equivalente di carbonio”, che rappresenta quante volte l’effetto serra causato da gas differenti dall’anidride carbonica (CO2) è maggiore rispetto a quello provocato da quest’ultima.
Per cui il valore di gas serra di 1Kg di metano equivale a quello di 25 kg di CO2; quello di 1 Kg di protossido di azoto (N2O), il più potente gas serra, è invece uguale a quello di 298 Kg di CO2.
Dato che la ricerca condotta presso l’Università di Gottingen fa riferimento alla quantità di metano assorbita da terreni forestali, considerando il valore dell’equivalente di carbonio del metano è possibile avere una più chiara idea dei valori di emissioni di gas serra studiati e quindi anche del rilievo dell’esser stato scoperto che, al crescere delle temperature e al diminuire dell’umidità del suolo, si determini un incremento dell’assorbimento di metano, nei terreni forestali della Germania sud-occidentale (che sono stati oggetto di tale studio pluriennnale).
Infatti, come i ricercatori hanno spiegato, il metano riesce a penetrare meglio nei terreni più asciutti; da cui si desume la prospettiva di una possibile crescita, in tali condizioni, della capacità dei terreni forestali di assorbirlo, anche grazie a una crescente capacità dei microrganismi del suolo di degradarlo in anidride carbonica, all’aumentare della temperatura del terreno. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista “Agricultural and Forest Meteorology”.
I ricercatori che hanno condotto la ricerca segnalano che la maggior parte dei dati sull’assorbimento di metano nei suoli forestali provengono abitualmente da foreste di faggi e abeti rossi, come anche nel caso della ricerca oggetto del loro studio, una tipica faggeta dell'Europa centrale. In questo caso lo studio compiuto viene proposto come quello basato sul set di dati più completo al mondo, riguardo l'assorbimento di metano in suoli forestali: si tratta infatti di dati provenienti da misurazioni regolari in 13 appezzamenti a bosco della Germania sud-occidentale, effettuati in un arco temporale che raggiunge i 24 anni.
Le considerazioni sopra proposte si sono avvalse dei dati del programma annuale di misurazione dei gas nel suolo della FVA, che riguardano in particolare la composizione chimica dell'aria circolante nel suolo a differenti profondità: ciò è stato fatto durante vari anni anni, campionando l’aria del suolo ogni due settimane tramite sottili tubi inseriti nel terreno e poi analizzandoli in laboratorio.
I ricercatori che hanno condotto questo studio hanno collocato sulla superficie del suolo camere di misura ermetiche: come viene da essi riferito, se la concentrazione di un gas come il metano diminuisce nella camera è possibile calcolare se e quanto gas viene assorbito dal suolo.
Il Professor , del Dipartimento di Scienze delle Colture dell'Università di Gottingen, parlando dello studio condotto dal suo gruppo di ricerca, ha spiegato che a differenza di uno analogo condotto negli Stati Uniti d’America, che aveva rilevato un calo dell'assorbimento di metano fino all'80%, attribuendo al cambiamento climatico un aumento delle precipitazioni atmosferiche (che quindi ostacolavano la penetrazione del metano nel suolo), nel caso dello studio condotto presso l’università di Gottingen il risultato conseguito è invece opposto, proprio a causa dell’aver considerato che il cambiamento climatico determini lo stabilirsi di condizioni climaticamente opposte.
Il Professor Martin Maier peraltro considera che il risultato della sua ricerca sia più attendibile essendosi basata su un campione di rilevamenti più esteso nel tempo e quindi più completo; come egli ha riferito: "Abbiamo osservato un significativo aumento a lungo termine dell'assorbimento di metano nelle aree forestali che abbiamo studiato". I suoli asciutti contengono più pori pieni d'aria rispetto ai suoli umidi. Questo facilita la penetrazione del metano nel suolo e contemporaneamente, all’aumentare della temperatura, i microrganismi scompongono il metano del suolo un po’ più velocemente.
Come riferisce il gruppo di ricercatori dell’università di Gottingen, il loro studio recentemente pubblicato evidenzia anche l'importanza di considerare i dati relativi a diverse aree e regioni durante un lungo periodo di tempo.
Fonte/i: University of Göttingen (Germania), 4 febbraio 2026
Autore dell'articolo: Luca Federico Fianchini, 27 febbraio 2026
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All'accentuarsi del cambiamento climatico i suoli forestali assorbono maggiori quantità di metano
Uno studio statunitense sulla stima del carbonio nei suoli agricoli
Alcune specie di alberi delle foreste nord-europee liberano gas serra nell'atmosfera