Alcune specie di alberi delle foreste nord-europee liberano gas serra nell'atmosfera

Il recente evento dei persistenti incendi nella foresta amazzonica è stato lo spunto per ribadire la comune convinzione che le foreste siano un baluardo contro il cambiamento climatico, poiché accumulano anidride carbonica durante il processo fotosintetico. La situazione delle foreste dell'Amazzonia è quindi seguita con costante apprensione da parte di molti abitanti della terra ma, ovviamente, questa situazione è vista in Brasile come una forte ingerenza nelle interne politiche di gestione di queste aree, che sono oggetto di molteplici interessi economici.

La scarsità di terre coltivate e l'estrema povertà di alcune zone di questa nazione spinge molti poveri (ma anche grandi speculatori) a disboscarle per recuperare nuovi appezzamenti. Inoltre il disboscamento permette anche di trarre utili dalla vendita di legnami pregiati, una vera e propria risorsa economica per questa nazione, che mai riesce a uscire completamente dal sottosviluppo, nonostante abbia enormi potenzialità.

Una recente scoperta potrà forse ridurre la pressione degli ambientalisti sui gestori di superfici forestali (al fine della loro tutela); una ricerca dell'università di Helsinki ha infatti appurato, dopo ripetuti studi pluriennali che anche le foreste, quelle della zona nord dell'emisfero boreale, rilasciano gas serra: durante l'inverno li assorbono e durante l'estate li riemettono, ma il bilancio netto evidenzia che nel corso dell'anno le emissioni di gas-serra ammontano a una quantità abbastanza maggiore di zero.

Tali emissioni sono state evidenziate in abete rosso, pino e betulla ed è emerso che sono collegate all'attività metabolica della pianta e corrisponderebbero quantitativamente all'emissione da parte del fusto, sebbene anche quella della copertura vegetale cresca durante d'estate.

Come viene segnalato dai ricercatori, già un loro precedente studio pubblicato, su Scientific Reports (Machova et Al., 2016), aveva evidenziato emissioni di ossido nitroso (N2O) da parte dei fusti e delle coperture vegetali dei pini.

Come riferisce la professoressa Mari Pihlatie, della Facoltà di Agricoltura e Forestazione dell'Università di Helsinki: 'Gli alberi possono avere un impatto più significativo di quanto precedentemente pensato sull'equilibrio dell'ossido nitroso (biossido di azoto) delle foreste, così come sul bilancio globale dell'ossido nitroso'.

Potremmo dire che nessuno aveva pensato che gli alberi potessero emettere la stessa sostanza (N2O), responsabile del cambiamento climatico, che già viene emessa dal suolo in seguito a processi di denitrificazione, che avvengono durante la decomposizione della sostanza organica naturale, o di quella di origine zootecnica (letame e liquami zootecnici).

E' forse per questo motivo che le emissioni degli alberi non erano mai state misurate? Non è esattamente così, segnala Elisa Vainio, ricercatrice di post-dottorato alla Facoltà di Agricoltura e Forestazione dell'Università di Helsinki, infatti ella evidenzia che in buona parte, la mancanza di dati sugli alberi, dipendeva finora dalla non disponibilità di una strumentazione (camere di misurazione) necessaria allo svolgimento di precise misurazioni. Tali camere dovevano infatti essere idonee ad adattarsi alla forma degli steli e della copertura fogliare, che devono completamente circondare durante gli esperimenti, cosa particolarmente difficile da ottenersi nel caso della superficie fogliare di un albero.

Come riferisce la fonte, già nel 1998 era stato suggerito che gli alberi potessero trasportare in atmosfera il biossido di azoto (N2O) prodotto dai microrganismi, un fenomeno poi verificato dalla dott.ssa Pihlatie e la sua equipe dell'Università di Helsinki nel 2005.

Nello studio più recente combinando le emissioni da suolo ed alberi di biossido di azoto, con le misurazioni del biossido di azoto nell'ecosistema è stato possibile verificare che quello emesso dagli alberi corrispondeva integralmente con quello derivante dalla loro attività di assorbimento radicale. Anche in quelle regioni dell'emisfero boreale in cui il contenuto di azoto nel suolo poteva essere limitante per lo sviluppo delle foreste, una parte dell'azoto assorbito dalle radici era riemesso come biossido di azoto.

Nei primi studi effettuati dallo stesso gruppo di ricercatori fu rilevato che le emissioni di azoto della foresta, che erano state misurate, costituiscono solo una frazione del consumo di azoto e del ciclo dell'azoto interno alla foresta (Korhonen et al., 2013). In pratica si tratta di una parte dell'azoto assorbito dalle piante e derivato dalla decomposizione della sostanza organica della foresta: esso raggiunge le foglie attraverso il sistema vascolare, in provenienza dalle radici.

Secondo i ricercatori le emissioni di biossido di azoto in atmosfera provenienti dagli abeti rossi potrebbero essere particolarmente significative nell'Europa centrale dove tali alberi costituiscono estese foreste di soli abeti rossi.

Un aspetto di questo studio che deve essere ancora approfondito, viene segnalato, è quello legato alla variazione stagionale delle emissioni di biossido di azoto.

Fonte/i: University of Helsinki, 11 novembre 2019

Autore dell'articolo: , 30 novembre 2019

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