Alcune esperienze sull'uso del social-network Twitter nella divulgazione online delle scienze agrarie

Premessa

Questo articolo è impostato necessariamente in chiave personale perché vuole rappresentare un'esperienza, con anche l'obbiettivo di aprire un confronto con i lettori del sito.
A mio modo di vedere è inutile proporre come guida quella che sarebbe comunque solo una personale interpretazione di uno strumento di comunicazione, che in molti si affrettano spesso a insegnare agli altri, ma che, a veder bene, nel suo continuo evolversi, pochi mostrano di conoscere realmente.
Per altro verso alcuni aspetti dell'esperienza di interazione sono troppo personali e quindi difficilmente comunicabili, credibili e comunque in ogni caso comunicati. Spero quindi di non entrare troppo nel dettaglio di un articolo che, specifico, non è tecnico più di tanto e in molti punti basato anche su sensazioni e impressioni, che poi sono gli elementi della vera interazione nel social-network, dove gli strumenti di misurazione non sono forniti dalla piattaforma principale e quindi non è dato sapere quanto siano affidabili.

Alcune esperienze personali, nel percorso della comunicazione agricola online

Ho iniziato a usare Twitter nel settembre del 2010 e gradualmente ho aperto due pagine in differenti lingue @ForumAgrolinker e @ForoAgrolinker intestate al mio sito internet ed una più personale, con fine di sperimentazione ed apprendimento. I follower delle mie pagine sono pochi, ma questa cosa non mi preoccupa più di tanto. Sul versante Facebook mi sono iscritto due volte proponendo un interfaccia del sito Agrolinker, ma anche l'iscrizione più recente è pressoché abbandonata. Non mi sono mai adeguatamente impegnato a valorizzare questo social-network, forse poco adatto alle mie esigenze.

Per molto tempo avevo evitato di utilizzare i social-network sebbene nei gruppi di discussione della rete Usenet essi venissero proposti come un elemento rilevante per la promozione dei contenuti pubblicati da un sito internet. In realtà tuttora non ne sono troppo convinto ed anzi molti comunicatori, specialmente stranieri fanno capire che siti e blog sono tutt'altro che tramontati e rimangono un elemento portante del web. Per altro verso giornali quotidiani ed altre testate si affacciano in internet, con nuovi progetti editoriali, anche per cogliere le opportunità economiche che esso può offrire e di cui molti giornali cartacei necessitano per cercar di compensare il grosso calo di lettori, che altrimenti li porterebbe alla chiusura.

All'inizio mi era affacciato ai social-network solo per comprendere questo universo che mi tornava completamente estraneo e dove, per come appariva dall'esterno, molti utenti si promuovevano condividendo 'contenuti altrui'. Non era chiaro cosa fosse la condivisione, anche se a dire il vero, i riferimenti negativi erano più che altro indirizzati ad alcune piattaforme le cui politiche di gestione dei contenuti e di privacy non parevano, almeno inizialmente, compatibili con le norme più elementari; questo era anche il messaggio che arrivava dai media tradizionali, spesso ostili alla comunicazione online.

In breve tempo mi sono reso conto che molte persone che fluivano verso i social-network, lo facevano come semplice passatempo, a volte per proporre una sorta di 'cittadinanza attiva' e, ad esempio su Twitter, si trovano ormai persone di tutti i tipi, da chi promuove un sito, a chi trascorre un po' di tempo leggendo, interagendo con colleghi, chi porta avanti i suoi interessi al limite della politica, chi fa proprio politica o temporaneamente campagna elettorale, chi fa pubblicità, branding (promuove un marchio commerciale), chi fa auto-promozione. Tutti sembrano aver bisogno del social-network per comunicare, molti fondamentalmente per farsi conoscere.
Questo avveniva anche alla fine ..del secolo scorso, quando le comunità Geocities di Yahoo, FortuneCity, Tripod, ecc. non erano strutturalmente molto diverse, anche se meno agevolmente gestibili. Era richiesta una maggiore conoscenza del web e per questo motivo da molte di tali esperienze poi nacquero nuove idee e nuovi siti internet, gruppi di discussione, ecc.

Le comunità online per la condivisione di conoscenze ed esperienze

Anche su Twitter più di recente sono sorte e si vanno sempre più diffondendo delle comunità di utenti reali e non basate su servizi e strutture disponibili: Twitter di per sè offre la possibilità di aggregare profili in 'liste tematiche', ma esse son più utili ai singoli utenti per classificare le notizie proposte da altri, che a raccogliere un reale seguito; forse ciò avviene perché le liste sono appunto collegate a pagine personali e limitate quindi dalla comunque ristretta creatività individuale.
Invece vere e proprie comunità di fatto, fondate su appuntamenti settimanali o periodici e portatrici di oggettiva partecipazione, sono le chat, che in questo caso andrebbero definite 'hashtag-chat', ovvero fiumi di messaggi che si sprigionano da utenti differenti, che interagiscono temporalmente con riferimento a specifici temi. I partecipanti ad una chat marcano i loro messaggi con un '#hashtag' (per intendersi meglio: una parola preceduta dal segno di cancelletto) e a volte con anche altri riferimenti richiesti dalla particolare interazione (es. Question 1 -> Q1, ecc.). Per interagire basta cercare l'hashtag sul motore interno e si può raggiungere la chat, i cui messaggi sono accessibili nella sezione 'tutti i messaggi'; mentre nella sezione 'top' si trovano in genere i messaggi più significativi e quelli del gruppo che gestisce la chat.
A volte vengono proposte anche interfacce esterne accessibili, con o senza registrazione e che rendono anche disponibile l'archivio della chat ed altri servizi di supporto alla 'community'. Infine altra cosa fondamentale viene spesso proposto, prima della chat, di indicare eventuali domande, relative al tema della settimana, che potrebbero essere rilanciate a tutti coloro che intervengono in chat.

Le più note chat agricole sono

Le conferenze online e i resoconti dei convegni

Seguendo lo stesso meccanismo un genere di interazione molto simile è sviluppata dai PR di organizzazioni (associazioni, movimenti politici), o anche da singoli partecipanti a riunioni e convegni, di cui essi propongono un resoconto via Twitter. Ne deriva la possibilità di prendere parte come lettori, o a volte anche interagendo, a eventi culturali e tecnici che avvengono in tutto il mondo. Basta leggere i messaggi marcati con un dato hashtag e poi, volendo, in risposta a qualcuno di essi inserire un proprio messaggio, marcato con lo stesso hashtag (#).
Devo dire che si può a volte percepire che non tutti gradiscono le interazioni esterne, ma esse sono nello spirito di questo strumento e permettono di diffondere e promuovere eventi in corso. Seguendo questo genere di procedimento sono attuate le chat agricole di cui sopra, che nel loro ambito rappresentano l'elemento forse di maggiore interesse e aggregazione in questo momento.
Alcune chat in ambito agricolo sono più per tecnici e addetti ai lavori, perché possono costituire un punto di raccordo tra politiche agricole nazionali ed agricoltori; altre sono più aperte alla partecipazione di esterni. A tali eventi online può spesso prender parte chiunque, sempre che abbia preso conoscenza delle regole, che permettono di mantenere un interazione di tipo professionale e corretta.
Di fatto queste interazioni richiedono anche doti di sintesi degli aspetti tecnici nei 140 caratteri standard nei messaggi di Twitter e quindi si prestano davvero alle abilità dei divulgatori agricoli e propongono spesso chiare sintesi di concetti tecnici complessi.

Alcuni vantaggi, svantaggi per chi preferisce il social-network al blog

Alcuni comunicatori spesso notano come il social-network possa far regredire la creatività individuale. In effetti la creatività non sempre è necessaria in un contesto di essenzialità, dove gli strumenti più immediati di comunicazione sono offerti dalla stessa piattaforma ed in una certa misura standardizzati, al punto che molti riportano sui loro blog i tweet con gli stessi formati e colori, per uniformarli a un gusto collettivo, che però è anche espressione di un crescente conformismo. Questo è un punto che penso sia da tenere sempre presente per arrivare ad un uso più creativo di questo strumento di comunicazione.

Negli ultimi anni ho potuto constatare tanti blog sono scomparsi e molta gente (forse quelli che usavano il blog a mò di vero e proprio diario, o anche chi voleva tagliare i costi di gestione di un sito) ha cominciato a sostituirne l'uso con il social network; in particolare Facebook offre ora dei formati di pagina simili a quelli di un sito internet, con anche differenziazioni funzionali mirate ad utenti 'commerciali'.
Effettivamente sul social-network, particolarmente su Twitter si respira l'interazione con altre persone molto più che sui siti e blog; ciò dipende anche dal fatto che ormai gli utenti di internet si sono riversati in massa su queste piattaforme 'sociali' al punto, che i media tradizionali parlando di internet, sempre più frequentemente, intendono riferirsi ai soli social-media, se non addirittura a qualcuno in particolare; chiaramente si tratta di una visione riduttiva del web ed occorre una maggiore consapevolezza della realtà, per evitare possa continuare la diffusione su carta e televisione di informazioni distorte riguardo internet.
Per altro verso i siti internet e blog devono necessariamente interagire e intercettare la grande quantità di persone che transitano dai social-network al web vero e proprio, per mantenere un'adeguata frequentazione.
Il social-network ha comunque semplificato la modalità di pubblicazione online che un tempo richiedeva una maggiore competenza; questo fatto indubbiamente positivo ha portato in internet un maggior numero di persone, potenzialmente un mercato in crescita di consumatori di contenuti.

Eppure parte dell'interazione sui social-network è falsata: questo si può capire da una serie di meccanismi in atto che amplificano l'esperienza di interattività, oltre la dimensione reale.
Fate caso ad esempio ai consigli sul 'chi seguire': istintivamente si è portati a pensare che la 'macchina infernale' abbia un suo cervello e che gli algoritmi siano così evoluti che appena si scriva qualcosa di rilevante, si affaccino nel chi seguire le persone interessate ad un dato argomento: ...persone, spesso affermate nel loro settore, che in teoria potrebbero aver intercettato un vostro messaggio tramite il motore di ricerca, o un hashtag (per intendersi quelle brevi parole precedute dal cancelletto #), che voi magari avete posto nel messaggio.
Poi guardando la data degli ultimi messaggi pubblicati da alcune di queste pagine di Twitter scoprite che non pubblicano messaggi da mesi, o da settimane; in definitiva nel chi seguire appaiono associazioni, enti, persone inattive anche da molto tempo, che grazie a questo strumento (quindi utile) possono continuare a raccogliere proseliti. E' possibile che essi stiano leggendo ciò che scrivete? Più probabilmente sono andati a farsi una passeggiata, o comunque hanno forse capito dopo un pò di tempo che usavano Twitter che un suo uso più moderato risulta più proficuo nella direzione di ottenere un maggior numero di follower; sempre che sia questo l'obbiettivo da conseguire.
Eppure vedere comparire di fianco alla propria pagina l'immagine di enti e personaggi di spicco nel proprio ambito di interesse fa un certo effetto, che ci può portare a credere ci debba necessariamente essere un qualcosa comune.

Tornando quindi al blogger che diviene utente del social-network è utile adottare un approccio quanto più possibile spersonalizzato nelle pagine che non siano 'personali', sebbene in molti diffondano informazioni di senso contrario, che vorrebbero un maggior successo di quelle pagine i cui autori mescolino maggiormente contenuti pubblicati e propria vita privata. In tale caso il rischio è che da attori della comunicazione si divenga fruitori passivi di informazioni, che non sempre sono di ottima qualità.
Inoltre è utile notare che la tendenza di alcuni a cedere sul versante della privacy, esteso a livello collettivo, sta modificando il senso comune della privacy: questo fatto nel lungo periodo potrebbe portare a modifiche del nostro modo di vivere.

Chi sono i follower?

I follower paiono spesso essere persone che sono state momentaneamente colpite da una cosa che abbiamo scritto, o forse più di una, o forse anche da chi seguiamo e da chi segue la nostra pagina; oppure hanno semplicemente seguito le indicazioni del 'chi seguire'. Inoltre non è raro anche che tra i follower si inseriscano dei motori automatici, attratti da una parola chiave presente nel nostro ultimo messaggio, o nel nostro profilo; se cancellate un messaggio a volte sparisce anche un follower dell'ultimo momento.
Agganciarsi ad una pagina Twitter può essere anche il risultato di un impressione momentanea, o di una fotografia, rispetto a persone, o enti, che auspicabilmente sono in continuo divenire. In un tale contesto gli elementi in comune potrebbero esser solo delle vaghe assonanze.

Avere dei follower dà comunque l'impressione di essere importanti, anche se non sempre è chiaro per chi e per quale motivo dovremmo esserlo, almeno considerando che vi sono follower che non paiono avere alcuna relazione con il tema della nostra pagina.
Ogni cosa comunque sembra avvenire nell'ambito di un meccanismo premiale, in cui ciascuno rischia però di dipendere sempre più dall'approvazione altrui e per conseguenza di conformarsi alle tendenze generali, anche promosse in apposite sezioni.
Queste cose possono probabilmente ridurre la nostra creatività, anche se non lo percepiamo nell'immediato.
Non ci può poi sfuggire che la maggior parte delle associazioni, partiti e leader politici hanno in genere equipe di esperti ed un operatore specializzato, che scrive messaggi al loro posto a migliaia di follower, di cui è praticamente impossibile che egli possa conservare memoria. In questi casi il rapporto con gli utenti non può che essere spersonalizzato, come per chiunque gestisca un sito internet, o un'attività commerciale. E' infine utile considerare che attualmente Twitter è prossimo al miliardo di iscritti.

Strumenti di consultazione ordinata delle informazioni: TweetDeck

Alcuni follower della nostra lista potrebbero addirittura essersi agganciati a caso per richiamare follower di ritorno verso la loro pagina, ma senza poi controllare i messaggi in arrivo e limitandosi a seguire quelli di alcune pagine interessanti, che hanno agganciato al loro 'TweetDeck'.

TweetDeck è un programma di interfaccia, che permette di gestire dall'esterno anche più di un profilo d'iscrizione contemporaneamente.
Tramite TweetDeck è possibile selezionare i contenuti da leggere in base a specifiche parole chiave contenute nei messaggi, o filtrare la lista dei following limitando la lettura dei messaggi agli utenti di proprio maggiore interesse. Indubbiamente è uno strumento utile, uno fra i tanti disponibili, ma il suo funzionamento ci riporta con i piedi per terra e ci permette di meglio ponderare l'uso che vogliamo fare del social-network.

Uno degli aspetti di questa esperienza di intensa interattività è che alcune persone sembrano appostate ad aspettare il momento opportuno per lanciare l'interazione, o semplicemente per ottenere il retweet di un proprio messaggio. Certo un retweet di un messaggio con dentro un link è di fatto un collegamento ottenuto verso il proprio sito, ma vale la pena questo impegno ossessivo?
In alcuni casi agganciare un utente può significare anche un'altra cosa: poter posizionare un cookie tracciante sul suo computer.

Alcune informazioni su piccoli aspetti di privacy

Ho notato spesso vi sono persone che scrivono articoli molto interessanti, ma chissà perché hanno pochissimi follower. Installando un programma di sicurezza sul browser (Firefox ne offre molti) ho scoperto che uno di essi pubblica pagine che contengono anche 16 cookies, degli strumenti di monitoraggio che hanno senso pratico nell'ambito della gestione di un sito intenet; in tal caso non sono però mai più di 1-2-3. Chi utilizza i social-network può agevolmente accorgersi invece di essere soggetto a un costante e intenso monitoraggio delle proprie azioni per mezzo di cookies e script, che a volte arrivano a bloccare il funzionamento del browser, ma che a loro volta possono essere bloccati con appositi plugin installabili sui browser. Quando i cookies raggiungono un numero elevato il dubbio plausibile è che alcuni siti abbiano lo specifico ruolo di inserire cookies traccianti sul vostro personal computer.
In ogni caso è possibile come detto prendere delle contromisure ed comunque anche considerando quest'ultimo aspetto poco gradevole essere sui social network è una sfida proprio perchè si ottimizzano le risorse a disposizione, si cerca di comprendere il mezzo, possibilmente senza farsi risucchiare, magari fissando dei riferimenti da non oltrepassare mai per andare aventi in una incertezza che è comunque simile a quella della vita di tutti i giorni.
Ognuno può trovare una sua strada, una utilità differente, ma bisogna evitare di credere alle leggende. Spesso chi si fa passare come un guru è proprio chi non ha nulla da comunicare se non come funziona il mezzo, sempre che realmente lo conosca.

Alcuni opinabili consigli basati sull'esperienza

La prima cosa che colpisce chi inizia è il numero di follower di alcuni utenti. Premesso che alcune persone sono veramente abili e coinvolgenti comunicatori, non bisogna trascurare alcune cose che con il trascorrere del tempo balzano all'occhio:

In conclusione

Paiono sempre più credibili le indicazioni che invitano a considerare come poco attendibile il numero dei follower. E io a questo consiglio aggiungo: non seguite le leggende metropolitane!
Quello che conta forse è la qualità tecnica (preparazione, competenza, equilibrio, moderazione) di chi segue il vostro profilo e il tipo di interattività che si stabilisce, che auspicabilmente è legata ad un vero interesse che può sorgere solo tra persone, o anche entità associative che abbiano un comportamento chiaro, essenziale, costante e su temi uniformi. Tali follower paiono poco trasmissibili da un utente all'altro e quindi finiscono per caratterizzare positivamente la vostra interfaccia, con riferimento ad alcuni temi necessariamente circoscritti per ambito di interesse.

Fonte/i: Luca Federico Fianchini

Autore dell'articolo: , 31 maggio 2013

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